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Perchè è stato scelto il nome Butterfly Arc

 

La mia storia delle Case delle Farfalle in Italia e nel Mondo. By Enzo Moretto

 

Esapolis "Il Museo Vivente del MicroMegaMondo"

 

Perchè è stato scelto il nome Butterfly Arc

 

Enzo Moretto nel 1989 pensò il logo ed il nome di Butterfly Arc, che fino a prima si chiamava Butterfly House, con i seguenti significati:

Butterfly: farfalla

Arc: parola che significa sia Arco che Arca –Anche in inglese le parole Arch e Ark significano arco e arca, ma Arc è anche un termine arcaico franco/inglese arco dal latino arcus.

Ne logo di Butterfly Arc compaiono la farfalla che sembra volare fuori da un Arco che simboleggia l’Arca di Noè. L’arco è però colorato e simboleggia l’arcobaleno. Il logo si rifà alle vicende del diluvio universale (genesi) all’Arca, simbolo di salvezza, ed in particolare alla fine del diluvio quando Dio pone l’arcobaleno come simbolo di pace tra lui, gli uomini e gli animali.

Ecco il passo della Genesi che ha maggiormente ispirato il nome di Butterfly Arc:

Genesi 9

 1 Dio benedisse Noè e i suoi figli e disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite la terra.
2 Il timore e il terrore di voi sia in tutte le bestie selvatiche e in tutto il bestiame e in tutti gli uccelli del cielo. Quanto striscia sul suolo e tutti i pesci del mare sono messi in vostro potere.
3 Quanto si muove e ha vita vi servirà di cibo: Vi do tutto questo, come già le verdi erbe.
4 Soltanto non mangerete la carne con la sua vita, cioè il suo sangue.
5 Del sangue vostro anzi, ossia della vostra vita, io domanderò conto; ne domanderò conto ad ogni essere vivente e domanderò conto della vita dell'uomo all'uomo, a ognuno di suo fratello.
6 Chi sparge il sangue dell'uomo dall'uomo il suo sangue sarà sparso, perché ad immagine di Dio Egli ha fatto l'uomo.
7 E voi, siate fecondi e moltiplicatevi, siate numerosi sulla terra e dominatela».
8 Dio disse a Noè e ai sui figli con lui:
9 «Quanto a me, ecco io stabilisco la mia alleanza con i vostri discendenti dopo di voi;
10 con ogni essere vivente che è con voi, uccelli, bestiame e bestie selvatiche, con tutti gli animali che sono usciti dall'arca.
11 Io stabilisco la mia alleanza con voi: non sarà più distrutto nessun vivente dalle acque del diluvio, né più il diluvio devasterà la terra».
12 Dio disse: «Questo è il segno dell'alleanza, che io pongo tra me e voi e tra ogni essere vivente che è con voi per le generazioni eterne.
13 Il mio arco pongo sulle nubi ed esso sarà il segno dell'alleanza tra me e la terra.
14 Quando radunerò le nubi sulla terra e apparirà l'arco sulle nubi ricorderò la mia alleanza che è tra me e voi e tra ogni essere che vive in ogni carne e noi ci saranno più le acque per il diluvio, per distruggere ogni carne.
16 L'arco sarà sulle nubi e io lo guarderò per ricordare l'alleanza eterna tra Dio e ogni essere che vive in ogni carne che è sulla terra».
17 Disse Dio a Noè: «Questo è il segno dell'alleanza che io ho stabilito tra me e ogni carne che è sulla terra».

 

 

La mia storia delle Case delle Farfalle in Italia e nel Mondo
By Enzo Moretto

 

Mi è stato chiesto più volte di scrivere qualcosa sulle Case delle Farfalle. Mi rendo conto che ogni tanto bisogna fermarsi nel rincorrere i sogni per raccontare quello che è stato fatto fino ad oggi. Fa piacere essere chiamati in causa dopo tanti anni di esperienza spesso solitaria e molto spesso affollata di entusiastici seguaci, ma anche costellata da molti ostacoli e difficoltà. Quello che ricordo, dal piccolo palcoscenico italiano, è che, quando cominciai a parlare di questo progetto, non ci credeva assolutamente nessuno. Era vero che l'idea girava tra gli appassionati di entomologia dell'epoca, ma ben pochi ebbero l'attimo di “follia” per affiancarmi in questa avventura, eccetto la mia famiglia e la naturalista Gabriella Tamino che aveva probabilmente almeno due buone ragioni, quella di venire da una famiglia con una grande cultura biologica e entomologica e l'altra che sarebbe diventata mia moglie. Sono felice di constatare che senza di lei non sarei riuscito in questa impresa. La casa delle farfalle vide anche altri sostanziali contributi essenziali in due diversi momenti degli inizi, ma che lasciarono presto il progetto, per i costi, le difficoltà e l'impegno. Per concludere questo piccolo brano di storia, va riconosciuto il ruolo esemplare del Comune di Montegrotto Terme, che tutt'oggi è un partner importante del progetto che fin dall'inizio è stato ospitato su suolo pubblico, come rimane al pubblico anche l’investimento in strutture per la creazione del centro.

La mia avventura con la prima Casa delle Farfalle a Montegrotto Terme

La mia avventura con la Case delle Farfalle comincia molto prima che di queste iniziative se ne parlasse, nel 1974. Allora avevo 16 anni e, come molti naturalisti avevo una passione che risaliva alla rima infanzia. La prima volta parlai del progetto insieme al prof. Antonio Balasso, fu durante le visite alle serre dell'allora Istituto Professionale per la l'Agricoltura a Padova. Questo perché all'epoca frequentavo il vicino istituto per Periti Agrari, che aveva attirato il mio interesse come studente per varie materie inclusa l'entomologia. Lì mi introdussi nei laboratori che, mi diconno, conservano ancora molti dei preparati che feci all’epoca, ed ebbi come maestro il Prof. Francesco Tremolada.

In quell'epoca potei ragionare su quello che era un vecchio sogno, comune a tutti gli entomologi e naturalisti, aggiungerei anche naturofili, in genere: realizzare un giardino dell'eden per gli insetti volanti più belli ed affascinanti: le farfalle. L'idea era quella di utilizzare il termalismo del vicino bacino euganeo con ambienti protetti nei quali far crescere un piccolo ecosistema tropicale. Per fare questo servivano, oltre a delle conoscenze specifiche, una sufficiente dose di incoscenza, tipica della giovane età, e risorse economiche. In questo percorso, che ha portato all'inaugurazione della prima Casa delle Farfalle a Montegrotto Terme, ci sono state molte tappe intermedie. L'organizzazione di una grande mostra sull'entomologia in gran parte dal vivo nell'84 presso il Forte Bel Vedere di Firenze, il trasferimento all'Università di Agraria Olandese di Wagenigen, sotto la guida dell’allora rettore, prof. Louis Schoonhoven, per completare gli studi sugli insetti continuando quelli fatti alle Università di Agraria con il prof. Vincenzo Girolami e il prof. Angelo Peruffo e a Scienze Naturali con la prof.ssa Margherita Turchetto. Questi comprendevano applicazioni informatiche sulle dinamiche di popolazione, biochimica, elettrofisiologia e anche le prime applicazioni di lotta biologica ed integrata. Questo mi dette la possibilità di immaginare un ambiente controllato più da meccanismi ecologici naturali che dalla chimica dei pesticidi, peraltro incompatibile con le farfalle. Questo, per l'epoca, non era certo così scontato. Nella realizzazione del mio primo progetto, non ricordo quale fu la cosa più difficile da fare, se convincere le autorità locali a darmi uno spazio dove realizzare il progetto, muoversi all'interno di leggi e regolamenti sanitari per l'importazione di specie esotiche, trovare le risorse economiche o inventarsi tutto di sana pianta. Allevare le farfalle era un altro dei problemi, ovvero come far crescere la filosofia del butterfly farming in regioni tropicali lontane, come il sud est asiatico e il Centro America. All'epoca non c'erano telefonini, internet e nemmeno i fax erano molto utilizzati. Bisogna considerare che si trattava con soggetti che vivevano in foreste tropicali, spesso in paesi del terzo mondo. Certo è, che almeno quest'ultima difficoltà fu superata anche grazie ai contatti epistolari che avevo con entomologi e raccoglitori locali. Altri contatti si andavano formando rapidamente sotto la spinta degli Inglesi, che su questa iniziativa avevano messo giù le prime pietre miliari in alcune regioni tropicali negli anni '50, ma che divennero capaci di allevare concretamente delle farfalle ed inviarne le crisalidi, solo nella metà degli anni '80.

La nascita delle prime case delle farfalle

Il Regno Unito della cultura vittoriana aveva prodotto una sensibilità naturalistica e una rete di relazioni con paesi tropicali radicate nella popolazione che difficilmente trova confronto con altri paesi. Da questo punto di vista Montegrotto Terme, e più in generale, l'Italia, non erano Londra e l’Inghilterra. È quindi agli Inglesi che si deve il merito di aver favorito la nascita sia delle prime case delle farfalle, le quali ebbero un immediato apprezzamento e divennero centro di diffusione anche in altri paesi del nord Europa, Stati Uniti, Thailandia e Malesia.

Le prime suggestioni di idea di “farfallario” le troviamo in un testo di Noel Humphreys del 1858 (Humphreys, 1858). Probabilmente il primo insettario aperto al pubblico fu realizzata nel 1881 presso lo zoo di Londra. Però solo verso la fine degli anni settanta, al di là dei già menzionati progetti sperimentali in alcune aree tropicali, cominciarono a prendere forma le prime piccole voliere per farfalle che attinsero ad una cultura diffusa di appassionati allevatori e cultori.

Questa realizzazione però è preceduta da un altro progetto sperimentale iniziato nell'isola di Guernsey nel 1977, che sarebbe sfociato poi nella forma più definitiva di Casa delle Farfalle. Il progetto trovò sede in questo luogo sia per il noto clima mite dell'isola che per il basso costo delle serre un tempo destinate alla coltivazione dei pomodori, ma in quel momento in crisi per la concorrenza olandese.

Questa prima esperienza dette lo slancio per inaugurare la prima vera struttura rivolta al pubblico, la Butterfly House di Syon Park a Londra. Questa struttura storica, malgrado il suo ampio eco nei media e nel pubblico, oggi non esiste più, perché demolita alla fine del 2007 per far posto ad un complesso alberghiero a 5 stelle. Nel giro di un decennio in Inghilterra c'erano circa 50 Case delle Farfalle, ma negli anni successivi molte non riuscirono a consolidare la propria assistenza e chiusero.

Le case delle farfalle diventano europee

Mentre la nostra struttura italiana a Montegrotto Terme ebbe una sua ideazione indipendente, le altre strutture che sorsero in Europa nella seconda metà degli anni '80 ebbero come progettisti gli inglesi. Queste prime strutture sono ancor oggi un punto di riferimento nel settore.

I farfallari di Oltreoceano e in oriente

Le prime strutture di oltreoceano furono realizzate a partire dal 1988 negli Stati Uniti, sempre ispirate dagli inglesi, come la Butterfly House in Fort Lauderdale e il Callaway Gardens. Queste furono le prime di una lunga serie. In due decenni dal 1990 e soprattutto i primi anni del 2000 queste strutture colonizzarono vari stati del Nord America. In oriente, una menzione speciale la merita la Penang Butterfly Farm malese. Questa fu inaugurata nel 1986 e con ogni probabilità fu la prima del sud est asiatico.

Le case delle farfalle italiane

Oggi nel mondo esistono centinaia di strutture sia indipendenti che all'interno di altre iniziative, come parchi e giardini zoologici. Penso che oggi non si possa definire Casa delle Farfalle, come spesso sta avvenedo,  una esposizione di farfalle vive, ma deve avere una certa consistenza, anche nelle dimensioni, e deve contare su esperti laureati. Inoltre dovrebbe proporre, come tutti gli zoo moderni, prrogetti sull’educazione, conservazione e ricerca. Le strutture Italiane esistenti, a parte la Butterfly Arc di Montegrotto Terme, sono praticamente tutte sorte dopo il 2000. Tra queste, la prima che ho seguito è stata quella di Monteserra in provincia di Catania, che è anche la prima iniziativa del genere in Sud Italia. Successivamente ho progettato le Case delle Farfalle di Milano Marittima, Bordano, Collodi, Università di Catania, Gangi e la biostruttura di Benevento, e molte altre anche all'estero come la Butterfly House di Malta o ho fornito la mia consulenza per progetti più complessi come l'aquaterrarium dello zoo di Vienna o la Bolla di Renzo Piano a Genova ed anche per lo zoo di Mosca. Per molti aspetti il modello della Butterfly Arc a Montegrotto Terme, è stato il primo nel dividere gli ambienti di volo delle farfalle per macro aree zoogeografiche tropicali: Africana, Amazzonica ed Indo-Australiana.

Come si presenta una casa delle farfalle

La prima versione della mia casa delle farfalle comprendeva una percorso sintetizzabile in una importante entrata-bigliettereia-shop dedicato, sala con video, collezione didattica e introduttiva alle farfalle e quindi il giardino tropicale con le farfalle visibili nei vari momenti del loro ciclo di vita dall'uovo, al bruco alla crisalide e quindi la farfalla adulta. Questo primo modello di percorso di case delle farfalle oggi è sempre più ampliato e reso ancora più interpretativo. Questo significa che, oltre a comunicare dei contenuti scientifici, educativi, storici o comunque culturali, diviene capace di cogliere in anticipo l'approccio e l'aspettativa del maggior numero possibile di visitatori mettendoli nelle condizioni di ricevere contenuti sul piano materiale (interazione diretta), intellettuale ed emotivo. I giardini tropicali si sono modificati e sono stati separati per ospitare specie amazzoniche, africane e Indo-australiane, riprendendo la provenienza delle farfalle tropicali ivi ospitate. Inoltre gli ambienti si sono popolati di collezioni viventi di altre piccole specie animali sia di invertebrati che vertebrati. Questi sono stati selezionati per la loro capacità di trasmettere contenuti nel modo più possibile interattivo e contestualizzato. I punti video sono stati moltiplicati, per ampliare l'offerta informativa rendendo secondaria e “by-passabile”, per chi l'avesse già vista, la sala video introduttiva. La collezione di farfalle didattica è diventata sempre più integrata da grafica e testi e aggiornata su temi non solo di carattere biologico, ma anche di interesse specifico per la conservazione in natura, la descrizione di particolari fenomeni, e gli aspetti artistico, storico e simbolico. Infine vengono destinate due sezioni separate e specifiche per le grandi falene della seta dal vivo ed una dedicata alla metamorfosi della crisalide con la schiusa delle farfalle. Le Case delle Farfalle odierne vanno da un centinaio di metri quadri fino a più di mille metri quadri di superficie a giardini con le farfalle. La loro apertura è spesso stagionale, influenzata da vari fattori: i flussi turistici, il clima, in inverno di solito chiudono al pubblico, mentre in climi caldi sono sempre aperte, mentre quelle insediate in strutture come grandi zoo sono comunque aperti tutto l'anno. Questi centri offrono un ampio ventaglio di proposte per i visitatori dai gruppi scolastici alle famiglie, ad anziani e gruppi a organizzati che desiderano incontrare dal vivo alcune delle specie di farfalle, più belle del pianeta, conoscerne lo sviluppo, la biologia, l'etologia e l'importanza ecologica e in generale e di molti organismi, piante ed animali che caratterizzano alcuni aspetti affascinanti della biodiversità del nostro pianeta. L'attività delle Case delle Farfalle oggi si anche molto evoluta in relazione alla domanda di dare una qualità visibile al contributo sulla conservazione, la didattica e anche la ricerca, ovviamente nei limiti economici e di operatività di queste strutture che spesso debbono contare su mezzi propri per sostenersi.

Le fattorie delle farfalle

Le Case delle Farfalle, che sono una vera e propria novità naturalistica di fine millennio scorso, non sarebbero potute esistere senza le Fattorie delle Farfalle sorte in vari luoghi tropicali. Oggi, non senza problemi, le crisalidi prodotte in modo sempre più sostenibile e controllato da questi bioproduttori, arrivano settimanalmente a tutte le Case delle Farfalle del pianeta.

Le prime realtà di questo tipo sono sorte più o meno contemporaneamente in modo importante nella seconda metà degli anni '80. Oggi ci sono centinaia di allevatori, molti dei quali confluiscono i loro prodotti principalmente su alcune strutture che fanno da smistamento e anche promuovono progetti di conservazione e sostenibilità. Tra questi l'esempio del Costa Rica, uno dei primi, si è oggi propagato a praticamente tutti gli stati centro Americani e a paesi del Sud America come Colombia, Ecuador, Perù e Suriname. In Oriente, le prime fattorie delle farfalle, oltre alla già menzionata Butterfly Farm Malese di Penang, sono sorte dove c'era maggiore stabilità politica e rapporti con l'occidente. Tra questi la Thailandia e le Filippine, ma ove possibile, anche in altri stati dell'area, man mano che si presentava l'opportunità. Come prima parentesi, per chi è più addentro alle questioni entomologiche, ricordo che tra l'86 e l'87 nelle aree della Malacca centrale dove risiedeva una tradizione storica nella raccolta di insetti, ed in particolare nel triangolo tra Tapah, Cameron Highlands e Ipoh, nacquero i primi tentativi di butterfly farming. Ricordo come proprio grazie a questi tentativi si poterono vedere i primi bruchi di una delle farflalle più grandi e belle del pianeta: la Trogonoptera brookiana albescens. Alla fine degli anni '80, fui anche in grado di importare le sue crisalidi e vederle in volo a Montegrotto Terme. All'epoca c'era anche la discussione su come questa farfalla venisse allevata da anni per essere commercializzata a scopo ornamentale e collezionistico. Purtroppo fino ad allora non c'erano allevamenti, e tutti gli esemplari erano raccolti in natura, soprattutto maschi, in gran parte quando si appoggiavano a terra in gran numero per il così detto pudding. I bruchi di questa specie, a parte una pubblicazione di Straatman nel '61 per la forma trogon, erano praticamente sconosciuti e così anche per le piante nutrice. All'epoca scattai le prime foto di una di queste, oggi conosciuta come Aristolochia foveolata, con sopra i bruchi di questa grande e belle farfalla. Purtroppo debbo constatare che queste pratiche di allevamento in quest'area finirono ben presto ed ancora oggi gli esemplari esposti in farfallari nell'area di Cameron Highlands contengono solo esemplari cacciati, e non allevati.

L'area Australiana tropicale, per varie ragioni, è rimasta abbastanza esclusa dal butterfly farming finalizzato ad inviare crisalidi alle Case delle Farfalle. Questo malgrado che in quest'area fossero nati i primissimi progetti di butterfly ranching per la produzione di farfalle per collezione e ornamento, con il fine di generare economie utili alle proporzioni locali e alla conservazione degli habitat delle farfalle. Il principale progetto fu realizzato in Nuova Guinea ed in particolare nell'area tra Wau e Bulolo in Papuasia (Orsak, 1993). Questi progetti furono sviluppati anche altre zone dell'area Indo-Australiana, come Indonesia, Filippine, Isole Salomone e Australia (UNEP e WCMC, 2008). Oggi sono molto ridotti o sono stati interrotti un po' per instabilità e disagi sociali locali. Su questo ha la sua parte di responsabilità anche una legislazione internazionale molto miope e prigioniera di un ambientalismo ideologico e di sé stessa, che, ancor oggi, praticamente rende insostenibile l'allevamento di specie facilmente allevabili e le quali potrebbero diventare un motore di crescita culturale e sostenibile con grandi implicazioni anche per la conservazione della natura. Infine, anche se in Australia troviamo diverse Case delle Farfalle, queste, giustamente, sono limitate a poche specie locali allevabili. Il che ne ha probabilmente ridotto enormemente il possibile impatto anche nel creare un'economia in grado di sostenerle. L'altro grande continente tropicale, l'Africa, oggi riesce a esprimere progetti di butterfly farming solo in alcuni paesi, Kenia, Tanzania, Sud Africa, Mozambico e, a fasi alterne, il Madagascar. Tra questi, quelli meritevoli per il progetto socio culturale con coinvolgimento del governo, ma anche per i risultati ottenuti, sono Kipepeo (che in Swahili significa farfalla) a Malindi in Kenia (Forest Management Team. 2002; Ayiemba, 2003; Gordon & Ayiemba, 2003; Gordon, 1995), l'Amani Butterfly Project in Tanzania (Brown, 2007) e il Butterfly Routes in Sud Africa (http://www.butterflyroutes.org), che coinvolge nuclei di allevatori nella rete di aree protette del nord del paese e si pone l'obiettivo di educare e valorizzare le specie locali.

L'associazione mondiale delle Case delle farfalle e i meeting internazionali

Ci sono moltissimi altri progetti e protagonisti di nuove esperienze sparsi su tutto il pianeta che lavorano anche in condizioni molto difficili e per i quali, anche la menzione anonima, può almeno riconoscerne il ruolo ed il valore. Uno i questi trova a Kunming nella provincia cinese dello Yunnan. Un ulteriore importante momento nella storia delle Case delle Farfalle è avvenuto verso la fine del degli anni '90 con i primi meeting denominati ICBES (International Conference of Butterfly Exhibitors and Suppliers) che fu tenuto in Costa Rica nel 1997. Fu poi seguito da un affollatissimo convegno in Florida. Fino ad allora i partecipanti erano prevalentemente americani. Fu nel '99 che in Sud Africa, con un meeting ospitato del Butterfly Word di Cape Town, ci fu una prima partecipazione extra Americana e dove si ventilò l'ipotesi di una associazione internazionale. Negli anni successivi, anche grazie ad un convegno mondiale tenutosi in Italia nel 2003, la partecipazione e lo scambio di informazioni avvenne anche con il contributo importante di molte strutture europee di prestigio. Intanto nel 2002 nasceva negli Stati Uniti l'associazione IABE International Association of Butterfly Exhibitions (più tardi diventerà IABES, in quanto includerà anche i “Suppliers”, cioè i fornitori di farfalle), con l'obiettivo di promuovere la cooperazione tra le Case delle Farfalle e migliorare la gestione degli allevamenti delle farfalle, e della quale mi pregio di aver servito per molti anni nel direttivo anche nel ruolo di vice presidente. Come per altre associazioni di settore è stato avviato un colloquio con istituzioni di governo a tutti i livelli e sono stati mantenuti i convegni internazionali aperti anche ai non associati. Non senza difficoltà, in qualità di coordinatore della commissione etica, ho potuto elaborare, vedere accettate e pubblicate delle semplici linee guide etiche che rappresentano oggi un punto di riferimento per tutte le Case delle Farfalle. Questo per ribadire che, chi oggi si deve cimentare in questo tipo di iniziative, deve confrontarsi, più che in passato, con codici di autoregolamentazione che garantiscano le priorità educative e di conservazione, il divieto di trattare specie potenziamene adattabili in ambienti diversi da quelli di origine, prevenire lo sfruttamento di lavoro minorile, mai porre a rischio la sopravvivenza delle farfalle in natura e garantire l'animal welfare.

I progetti di conservazione

Oggi moltissime Case delle Farfalle sono in rete tra loro e gli incontri e le varie attività a livello nazionale ed internazionale stanno producendo percorsi educativi e di ricerca anche comuni. Uno di questi riguarda lo studio dei parassiti delle specie allevate.

Un'altra conseguenza della cooperazione internazionale e locale, seppur nelle difficoltà che impone l'economia, è l'attivazione di progetti di conservazione. Il più importante è “Save Papilio (Pterorus) homerus” della Giamaica, la campagna IABES a favore di una delle più grandi e belle farfalle del pianeta in grave pericolo di estinzione. In Italia, con l’associazione Amici della Terra, anche sostenuta da  UIZA (Unione Italiana Zoo e Acquari), è stato realizzato il progetto “Salviamo la farfalla Aurora dell'Etna”, l'Anthocaris damone, mentre da più di due decenni, scendendo nel dettaglio delle strutture che seguo direttamente, si portano avanti coordinamenti e collaborazioni sempre come Amici della Terra Italia ONLUS, per attuare, ove possibile, una campagna europea per la conservazione delle farfalle e del loro ambiente naturale. Altra attività importante è la produzione di articoli, pubblicazioni e documentari trasmessi nelle maggiori reti televisive. Tra questi quelli realizzati in varie località del pianeta dove si raccontano, attraverso i protagonisti, la storia delle fattorie delle farfalle, i rapporti tra i nativi australoidi malesi e i grandi insetti delle foreste più antiche del pianeta e la grande migrazione della farfalla monarca.

Conclusioni

L'attività delle Case delle Farfalle favorisce il desiderio di persone che ogni giorno chiedono di vivere l'emozione e l'avventura di un incontro dal vivo con degli esseri tra i più belli ed effimeri del nostro pianeta, lasciando in cambio un messaggio importante per conoscere meglio la natura e favorire una cultura e una economia sostenibile. Sono una grande opportunità per aumentare una cultura naturalistica, anche nei luoghi di origine delle farfalle. Queste iniziative oggi stanno assumendo forme e sviluppi importanti e differenziati, e un numero enorme di visitatori ogni anni ha l'opportunità di conoscerne in qualche modo le proposte e interagire con uno dei gruppi animali più rappresentativi del nostro pianeta per forme e colori. Qualsiasi sia il futuro di queste iniziative, hanno comunque tracciato un nuovo modo di vivere e conoscere la natura e di portare a portata di tutti esperienze, opportunità di ricerca, conoscenza, meraviglia, emozioni, ma anche un modo per avvicinare in modo rilassato e positivo una natura spesso allontanata dai nostri stili di vita moderna.

 

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Esapolis "Il Museo Vivente del MicroMegaMondo"

 

Il museo vivente degli insetti nasce per mantenere memoria e tradizioni che legano l’uomo al mondo degli insetti. Nel museo questo legame lo si rende evidente con la storia millenaria del baco da seta e delle api, con la storia dell’entomologia legata a quelle delle scienze naturali e dell’approccio dei primi studiosi alla natura.

Il museo costituisce prima di tutto una grande ed unica opportunità di conservare, valorizzare e far conoscere tutto ciò che dal 1871, ha caratterizzato l’attività della Stazione Bacologica sperimentale. Conoscerne la sua storia significa conoscere una gloriosa istituzione padovana che è famosa in tutto il mondo.

STORIA DELLA STAZIONE BACOLOGICA SPERIMENTALE

La Stazione Bacologica Sperimentale venne fondata a Padova nel 1872 per decreto del re Vittorio Emanuele II, su proposta del Ministro dell'Agricoltura, Industria e Commercio. Le spese per la sua istituzione furono sostenute da Provincia, Camera di Commercio e Comune, col concorso del Governo.

Secondo il decreto regio, gli scopi della Stazione consistevano nella ricerca scientifica sul baco da seta e sul gelso, nella confezione e diffusione di uova sane di filugello, nella promozione dell'attività bachisericola mediante scritti e conferenze, nell'insegnamento da svolgersi attraverso esercitazioni pratiche, cui erano ammessi gli allievi.

La sede della Stazione non fu costruita appositamente, ma venne acquistato dalla Provincia un fabbricato che, con opportuni adattamenti, potesse essere reso idoneo all’installazione dei laboratori di ricerca e agli allevamenti. Lo stabile, con fondo annesso, venne poi concesso in locazione all’Istituto Bacologico, da parte della Provincia stessa.

Primo direttore fu Enrico Verson, insigne studioso dell'anatomia e della fisiologia degli insetti, che diede un contributo alla conoscenza di Bombyx mori talmente approfondito da non essere eguagliato da nessuno dei suoi successori. Così viene de­scritto il suo operato: «Verson diede alla Stazione le prime basi di Istituto Scientifico. Le sue ricerche, i suoi studi, interessano non solo la bachisericoltura, ma l'entomologia in generale. Egli va iscritto in quella non breve schiera di scienziati che, nel secolo scorso, onoraro­no la nostra Patria. Il suo nome, varcò le frontiere ed ancora oggi è indicato ai posteri come Maestro.

Dal 1871 al 1924 la Stazione ebbe sede nell'edificio originariamente acquistato, che si trovava nella centralissima via delle Acquette; la città di Padova, però, si andava sempre più espandendo, sottraendo spazio vitale all'Istituto.

Per questo motivo, durante il congresso serico svoltosi presso la Stazione stessa nel 1922, venne presentato e approvato un piano per una nuova sistemazione.

L'Amministrazione provinciale ottenne un'area per la costruzione dell'edificio al di fuori della città, nel quartiere che oggi prende il nome di Brusegana, lungo la strada che porta da Padova ai Colli Euganei.

La nuova Stazione si compone di due fabbricati: il primo ospita i locali per la direzione e la segreteria; un'aula scolastica; una sala per le esercitazioni degli allievi; un'ampia biblioteca; un salone per la collezione dei bozzoli e delle sete; i laboratori. Il secondo è la bigattiera, formata da undici stanze per gli allevamenti.

Con l’emanazione della legge 1318 del 1968 la Stazione Bacologica Sperimentale diventa Sezione Specializzata per la Bachicoltura dell’Istituto Sperimentale per la Zoologia Agraria (sempre del Ministero dell’Agricoltura e foreste).

La Sezione Specializzata per la Bachicoltura di Padova possiede due collezioni seriche: quella di Verson, Quajat e Tonon, compre dente campioni raccolti e ordinati per l'esposizione tra il 1871 e 1960, e quella di Ascoli Piceno, che fu invece allestita tra il 1916 e il 1960.

La prima collezione, detta anche «di Padova», perché nata insieme con la Stazione stessa, si trova in un'ampia sala al pianterreno dell'Istituto. Essa illustra quasi un secolo di storia della bachicoltura i liana, attraverso la variopinta testimonianza dei campioni di bozzoli filati esposti. E’ dotata inoltre di una collezione di bombici selvatici riguardanti 50 specie di bombici (Bombycidae, Lasiocampidae, Saturnidae). Si susseguono ordinatamente: preparati anatomici, farfalle esotiche e indigene perfettamente conservate, bozzoli, crisalidi, larve. L'esposizione ha lo scopo di richiamare l'attenzione del visitatore sul fatto che non solo Bombyx mori è in grado di produrre seta, ma anche altre specie di Lepidotteri.

Nella collezione esistono esemplari di altri animali, non insetti, in grado di fornire fibre tessili: è il caso del mollusco produttore del bisso (Pinna nobilis), la cui conchiglia si può vedere nelle vetrine tra i suoi filamenti sericei, e degli Aracnidi produttori di seta.

La collezione di Ascoli Piceno, di modeste dimensioni rispetto a quella, di Padova, documenta la maggior parte degli studi compiuti nell'Istituto Bacologico di Portici dal 1916 al 1920 e quelli compiuti ad Ascoli dal 1920 al 1958. È ospitata in una sala al secondo piano dell'Istituto a completamento e integrazione della collezione di Pado­va nella descrizione dell'evoluzione dell'attività bachisericola italiana. Si riferisce a studi dettagliati che riguardano la selezione di vecchie razze italiane ed esotiche; a razze di nuova creazione (per incrocio e selezione dei nuovi caratteri apparsi); a incroci praticati per il miglioramento della seta.

Le collezioni ospitate nella sede della Sezione Specializzata per la Bachicoltura di Padova sono utilissime per ricostruire la storia della sericoltura e per descrivere i progressi scientifici ottenuti nel campo della cono­scenza della genetica del baco da seta.

Esse testimoniano inoltre l'assidua attività dei ricercatori impiega­ti presso le vecchie Stazioni Bacologiche, che si dedicavano allo studio del baco da seta, con vero e proprio amore.

Tuttavia il patrimonio inestimabile della Sezione è costituito collezione vivente di circa 120 razze diverse, di baco da Bombyx mori e circa 50 varietà di gelso Morus alba e nigra razze di baco da seta sono allevate ogni anno per la riproduzione e conservazione, mentre alle piante di gelso vengono prestate tutte le cure colturali atte a mantenerle in condizioni ottimali di vegetazione.

Tale materiale è il vero patrimonio da difendere e trasmettere: nulla, infatti, meglio del baco da seta e delle piante di gelso, conserva nella memoria genetica la storia della propria evoluzione.

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